IN EDAME' DARE', SI VA AVANTI

L’alleanza di vertice tra ayatollah oltranzisti e pasdaran tiene, e non soltanto sulla piazza. Tiene soprattutto perché sinora i tentativi di Hashemi Rafsanjani di organizzare un Termidoro, di defenestrare Ali Khamenei attraverso il Consiglio degli Esperti paiono non dare frutti. Soltanto l’ayatollah Montazeri e giovedì l’ayatollah Tabrizi, fedelissimo di Rafsanjani, hanno levato le loro voci da Qom contro la repressione della piazza e i brogli.
6 AGO 20
Immagine di IN EDAME' DARE', SI VA AVANTI
La notizia è apparsa poche ore dopo che Mohsen Rezai, ex comandante dei pasdaran, sconfitto alle presidenziali, ha annunciato che – nel nome della compattezza dei pasdaran – ha ritirato la sua denuncia dei brogli. L’alleanza di vertice tra ayatollah oltranzisti e pasdaran tiene, e non soltanto sulla piazza. Tiene soprattutto perché sinora i tentativi di Hashemi Rafsanjani di organizzare un Termidoro, di defenestrare Ali Khamenei attraverso il Consiglio degli Esperti paiono non dare frutti. Soltanto l’ayatollah Montazeri e giovedì l’ayatollah Tabrizi, fedelissimo di Rafsanjani, hanno levato le loro voci da Qom contro la repressione della piazza e i brogli. Gli altri ayatollah tacciono e non c’è segno di una fronda importante nel corpus della gerarchia sciita. Soltanto i prossimi giorni diranno se il silenzio di Rafsanjani è temporaneo, se ha vinto o se ha perso nel suo tentativo di “golpe di palazzo”.
Anche sul piano parlamentare Ali Larijani – che non appoggia Mir Hossein Moussavi, ma è schierato contro Ahmadinejad – con tutto il suo prestigio di presidente del Majlis, è riuscito a far disertare solo a cento parlamentari, su 290, i festeggiamenti per l’elezione di Ahmadinejad. Nuova conferma che le forze della dissidenza nei vertici del regime non vanno oltre il terzo dei componenti di tutti gli organi istituzionali (così è, sinora, anche nel Consiglio degli Esperti e in quello dei Guardiani). L’unica notizia grave per Ahmadinejad, a riscontro della presa di Rafsanjani nel paese, riguarda lo sciopero nei bazaar di Tabriz, Isphahn e Meshad. Se quanto riferiscono i blog di Moussavi fosse vero, la base sociale di Rafsanjani si sarebbe schierata con ben maggiore impatto di quanto non abbiano fatto le manovre del suo leader di riferimento, con conseguenze destabilizzanti per il regime.
Nel frattempo, Ahmadinejad mette a frutto i successi del suo esecutivo, che è stato di certo fallimentare sul piano economico, ma che ha saputo intessere una corposa rete di alleanze internazionali che ora lo legittimano in pieno e che gli permettono di scagliarsi rabbioso contro il presidente americano, Barack Obama.
Non soltanto la Siria di Bashar el Assad, ma anche la Turchia di Tayyip Recep Erdogan hanno riconosciuto la sua elezione e si sono dissociati dalle condanne di Europa e Stati Uniti, dando spessore agli scontati riconoscimenti di Mosca e Pechino, rafforzati da quelli del venezuelano Hugo Chávez, del boliviano Evo Morales, del brasiliano Lula e ovviamente della Cuba dei Castro e dei “non allineati”. E’ una legittimazione internazionale di enorme peso, perché marca un grande limite alla possibilità di azione e di manovra dell’Ue e degli Stati Uniti che vedrebbero sicuramente bocciare in ogni sede internazionale qualsiasi azione di censura – anche la più blanda – nei confronti dei brogli elettorali e anche dei massacri che già vi sono stati e di quelli che con tutta probabilità insanguineranno le città iraniane nei prossimi mesi.